Pages

martedì 14 dicembre 2010

C'era una volta il NATALE...

Il Grinch è acido come un vasetto di Yogurt magro, agli agrumi, corretto con la varichina e scaduto da due mesi, lo SAPPIAMO tutti!! Ma non è un CINICO per partito preso… e quindi per la serie “Anche i Gringh hanno un cuore” confesserò che in fondo in fondo (MA molto in fondo), non è che ODI il periodo Natalizio, è solo che… il Natale mi da tanta malinconia

Ogni anno, puntuale dall’8 dicembre al 7 gennaio entro in modalità Grinch (eh si! È peggio della modalità Simona Ventura!) un velo di tristezza interiore si diffonde, pervade il mio corpo e la mia anima e fa a pugni con le canzoncine, le luci, i colori e l’atmosfera della città vestita a festa.

Dicono che sia un fenomeno abbastanza frequente. Gli esperti, (che riescono a dare un nome a qualsiasi cosa), lo chiamano “Christmas Blue”, ovvero “Malinconia da Natale” e adducono giustificazioni biologiche, scientifiche, genetiche, psicologiche e ovviamente ETICHE a questo fenomeno.
Le mie ragioni non sono proprio NOBILI, anzi forse sono pure un tantino egocentriche.

Per me il Natale rappresenta tutto quello che “avrebbe dovuto essere” ma che “non è mai stato”. Rappresenta le delusioni inflitte e quelle subite, le promesse non mantenute, le aspettative disilluse. Il Natale, è il simbolo del tempo che passa. Il Natale è una specie di segnalibro dei ricordi. I Natali trascorsi sono punti fermi in una marea di anni che freneticamente vanno. VELOCI. Troppo Veloci.

Penso ai miei “Natali di bambina” quando tutto era ancora un sogno, una favola, una continua sorpresa. Penso alle notti quasi insonni cercando di “sgamare” Gesù Bambino (NO! non era Babbo Natale…) mentre posava i regali sotto l’albero.
Penso a mio padre che ci svegliava all’alba. Mi ricordo che mezza addormentata ciondolavo verso quei pacchetti colorati a passi incerti, col pigiamino e la vestaglia, i capelli arruffati. (mmmh.. in questo non sono cambiata molto!!).
Ero felice perché in quella notte Gesù Bambino si era ricordato di ME! Tutto mi riempiva il cuore e tutto mi meravigliava!


Il regalo più bello mai ricevuto: una SCATOLA DI METALLO piena di caramelle, con il coperchio chiuso da un lucchetto, decorata con due bambine stile Holly Hobbie, sedute su una panchina, serenamente intente a scrivere biglietti d’auguri nonostante stesse nevicando. Sembrava persino di poter ascoltare quel silenzio. Non osavo toccarla e stavo lì incantata a guardarla. Mi sembrava impossibile che potessero esistere cose così belle!
E poi penso all’Albero.. ogni anno lo stesso . Il MIO Stupendo Albero di Natale comprato da mio padre quando è nato il mio fratellone nel 1963!!! Nei miei ricordi di bambina c’è sempre stato, ad OGNI Natale, in OGNI foto! Ci sono cresciuta con quell'albero! Sotto di esso, negli anni ho scartato di tutto, Cicciobello, Patatina, la mia prima bicicletta, il mio primo libro, il mio primo 33 giri, il mio primo lucidalabbra

Fare l'albero era una specie di rito... aprire le scatole polverose con le decorazioni… odoravano di soffitta! Lo facevamo sempre io e mio padre… mio fratello era troppo grande!!

Sistemavamo l’albero sul suo piedistallo di metallo verde decorato con piccoli abeti. Si aprivano per bene tutti i rami. Per prima si montavano le luci. Tutte colorate. Anche loro sempre le stesse da sempre, e forse anche nelle stesse posizioni. Sistematicamente non funzionavano, come ogni anno, e allora si doveva cercare la lampadina rotta per sostituirla, passandole in rassegna tutte… una per una!
Poi era il turno dei fili d’argento in alto e di quelli dorati in basso (guai a mischiarli!!).
Infine le palline. Le scartavo una ad una e le passavo al babbo. Lui le appendeva perchè io non ci arrivavo! Quelle piccole in alto, quelle grandi in basso, quelle di vetro (che si rompevano solo a guardarle) davanti, quelle più brutte e scolorite dietro.
Scatole e scatole piene di decorazioni, alla fine il verde dei rami nemmeno si vedeva più…. Ma il risultato era un CAPOLAVORO.

Il tocco finale era il puntale in vetro (quello lo mettevo io! Papà mi prendeva in braccio e io lo infilavo STORTO sulla cima!).
Ah! Dimenticavo i pupazzetti e le monete di cioccolato… ma questi erano destinati a NON vedere la luce dell'anno nuovo (parecchi nemmeno quella di Santo Stefano!! eheheh!)
Mi ricordo che passavo ore e ore a guardare le luci riflettersi sulle palline di vetro colorato. Lo faccio ANCORA.

E poi penso alla tavolata coi nonni, gli zii e i cugini. Eravamo sempre “la metà di mille”
Ognuno aveva un compito ben preciso. Mio padre e gli “altri uomini” pensavano al vino, la mamma e la nonna cucinavano per tutti, non c’era il BIMBI ma c’erano i cappelletti in brodo rigorosamente fatti a mano la settimana prima insieme a tutte le “donne del vicinato”, c’era la parmigiana di “gobbi” (i cardi) portati come tutti gli anni dalla zia di Roma, c’era l’arrosto “VERO” fatto con polli “VERI”, i crostini coi fegatini e quelli col tonno…
Io sempre in mezzo, nonno a capotavola, e c’era nell’aria la puzza dei fritti e l’odore delle bucce dei mandarini abbrustolite sulla stufa…

E poi c’era lui: il VOV! Adoravo il Vov ... ma essendo piccola mia padre me ne concedeva giusto una “lacrima”...ma... tanto… poi.. di nascosto ci pensavamo io e mia cugina a fare il BIS!!

Ricordo mio padre con i capelli neri e mia madre che sorrideva… TUTTI sembravano felici, ed IO ero felice, sicura che ogni Natale sarebbe stato sempre così…
E invece NO… quella magia piano piano è svanita. Penso ai posti vuoti lasciati dai nonni, ai posti vuoti lasciati troppo presto degli zii, vedo mia madre che NON sorride più come allora, vedo mio padre che ha gli occhi velati e i capelli tutti bianchi, guardo l’albero, è sfinito anche lui.. le palline di vetro NON ci sono più… e vedo ME stessa, strappata in due fra la serenità di trascorrere il Natale con le uniche persone che contano davvero, e il desiderio di starmene da sola sul divano, davanti ad un caminetto acceso, con la mia coperta preferita sulle gambe, in silenzio ascoltando solo lo scoppiettio della legna a guardare ANCORA le luci che si riflettono sulle palline e a pensare che avrei voluto essere migliore.

Andrea Bocelli - Blue Christmas



mercoledì 8 dicembre 2010

Io...il Grinch!

Ci siamo!
Il countdown è partito... -16.
Il meraviglioso Albero di Natale più grande del mondo da ieri sera è tornato a splendere sulle pendici del monte Ingino, a casa abbiamo appena fatto il Presepe, stasera faremo l’Alberello e domani metterò le Lucine tutt’intorno alla ringhiera del balcone.

Le strade del centro sono addobbate da millemila decorazioni, festoni e luci, le persone camminano veloci, in un delirio generale, col naso rosso e le mani congelate (ma piene di bustoni stracolmi di pacchi e pacchetti…)
Stelle e stelline, palle e palline, fiocchi e balocchi.

Ahhh!! che bbbella l’atmosfera Natalizia… ti fa venire voglia di… di… di…di scrivere una bella LISTA di cose che a Natale proprio NON SOPPORTO! (A Natale NON si può usare la parola ODIO!)

1) Babbo Natale.
E si! Il primo della lista è proprio lui, l’amorevole panzone con la barba bianca e il vestito rosso che se ne va in giro seminando terrore col suo minaccioso “oh oh oh!!”: Santa Claus, in tutte le forme e versioni! Sono letteralmente Santaclaustrofobica!

I Babbi Natale pupazzo che ballano e muovono la bocca al ritmo di “let it snow, let it snow, let it snow” (magari pure cantata da una voce femminile) mi fanno venire i brividi! Più Grandi sono e più mi terrorizzano. Mi ricordo un paio di Natali fa, davanti ad un negozio ce n’era uno a grandezza naturale, una specie di manichino scheletrico che muoveva la testa a scatti a destra e a sinistra! Brrrr! Raccapricciante!

Mi tengo sospettosamente alla larga da quei poveri diavoli travestiti da Babbo Natale che incontri sudatissimi nei centri commerciali durante le feste e che cercano di rifilarti CARAMELLE fuori produzione dall’86…
Per non parlare dei Babbi Natale appesi ai balconi o alle pareti delle case. Appunto, APPESI! come tanti piccoli suicidi! Sono spaventosi, oserei dire inquietanti!

2) Non sopporto la neve spray sugli alberi di Natale e sulle Vetrine dei negozi, più tossica di Amy Winehouse e Kate Moss messe insieme.

3) I pacchi regalo con la carta riciclata E I REGALI riciclati (a meno che non sia IO a riciclare!! eh eh!)

4) I “DOVERI” del Natale.
Ovvero “il lancio selvaggio degli auguri” a tutti e comunque. E "la corsa incontrollata ai regali", quella che non finisce neanche dopo Santo Stefano, causa l’immancabile cambio del regalo “sbagliato”. Ma perdincibaccolina! Se mi regali una reggiseno 4° misura, una trousse di ombretti in tutte le tonalità del rosa confetto o un paio di calzini misura 42/44, o non mi hai MAI visto (e quindi cosa me lo fai a fare il regalo!) oppure sei proprio str…! ( e quindi cosa me lo fai a fare il regalo!)

Per la serie “e vissero tutti felici e contenti" Tutti DEVONO farti gli auguri e Tu li DEVI fare a chiunque incroci il tuo sguardo! Sconosciuti e nemici compresi! A Natale siamo tutti più buoni e tu DEVI fare gli auguri per telefono a tutti i parenti sparsi per l'Italia che vedi una volta ogni 15 anni anche se di qualcuno non conosci nemmeno l’aspetto! E soprattutto DEVI sorridere e fare (e ricevere) gli auguri (e pure il regalo) a quelle persone, che durante gli altri 364 giorni dell’anno volontariamente ti IGNORANO…  Arghhh!

5) I negozi che cominciano ad addobbare già dalla fine di ottobre (mi danno ansia! IO ancora ad ottobre devo finire di fare il cambio di stagione!!!)

6) Gli SMS. Non tutti, sa!! Non sopporto le catene di sant'Antonio che ti arrivano sempre a Natale, Capodanno e per la Befana, quelli che terminano "manda questo sms a tutti gli amici e se te ne tornano 5 sei una persona speciale! Ma se non lo fai avrai sette anni di SFIGA." Odio gli sms standard inviati a tutti i 550 nominativi in rubrica li trovo PATETICI. E’ meglio non fare gli auguri. Punto. E le filastrocche? Dovrebbe diventare illegali. Arghhhh!!

7) Lo Spot del Pandoro Bauli. Dal 2005 è sempre lo stesso. Ogni anno, da novembre (perché la Bauli è sempre la prima ad inaugurare la stagione natalizia spot dolciari) il ritornello “A Natale puoi quello che non puoi fare mai...” lo senti canticchiare mattina, pomeriggio e sera, bella, eh! Ma amò basta! E poi “quello che non puoi fare mai “ Ma... in che sssenso? ;)

8) I CINEPANETTONI. I soliti film di Neri parenti o dei Vanzina consolidati nella nostra cultura come i tortellini e il panettone, che da più di un quarto di secolo, ogni anno mi ricordano che ci sono persone che spendono 8 euro e 50 per vedere Christian de Sica che fa puzzette nella vasca idromassaggio o che viene beccato dalla moglie mentre si fa la Aida Jespica o la Belen di turno. Arghhhh!!

9) Le FILE. Se devi andare al supermercato di SABATO perché hai finito lo zucchero sei FOTTUTO. Fila per arrivare al negozio. Fila per entrare nel parcheggio del negozio. Fila per raggiungere lo scaffale dello zucchero nel negozio. Fila alle casse dei negozi. Fila per uscire dal parcheggio del negozio. C’è fila OVUNQUE! Arghhhh!!


10) Gli ABETI di Natele VERI! Soprattutto quello che dal 17 dicembre decorerà piazza San Pietro a Roma. Un abete di 30 metri, 3 tonnellate di peso… quanti anni avrà avuto? 100? MINIMO! Tagliato! Arghhh!!


11) Non sopporto che a Natale ci si ingozzi DI CIBO come i naufraghi dell’isola dei famosi dopo la prova ricompensa. Compriamo, cuciniamo e mangiamo tutte le entità commestibili esistenti sulla faccia della terra in ordine alfabetico dall’A alla Z. Poi immancabilmente a gennaio (ma dopo il 6!) barrette dietetiche, carote, sedano e palestra. Arghhh!!

12) Dulcis in fundo: i GIOCHI.
Ma perché nessuno si accorge che la tombola è oltremodo PALLOSA? Estrarre 90 numeri uno per volta e leggerli ad alta voce dovrebbe essere divertente? E i fagioli secchi che cadono per terra? E le finestrelle che sistematicamente mancano?
Inoltre, io sono sfigata come Dolce Remy. Non vinco a tombola dal 1990, quando c’erano ancora le lire, feci ambo. Da li in poi.. il NULLA. E per favore risparmiatemi: “Sfortunata al gioco, Fortunata in amore”!!
Da 30 anni a questa parte (ogni dicembre) tentano INVANO di spiegarmi come si gioca a Ramino, a Tresette e a Scala Quaranta, (mi ricordo VAGAMENTE "Come Quando Fuori Piove" che dovrebbe rimandare alla disposizione dei simboli delle carte da gioco...Arghhhh!!) Le regole del Munchkin mi sono oscure, Carcassonne per me è SOLO una località della Francia e Dungeon & Dragons mi fa venire la tachicardia.

Ora vi saluto, vi lascio con il mio Amico Santa. Vado a fare l’Alberello d Natale. FINTO!





giovedì 2 dicembre 2010

Felice di... NON piacerti!

Sei miliardi di persone al mondo. Sei miliardi di anime. Sei miliardi di caratteri.
Belli, brutti, antipatici, simpatici, odiosi, amabili, insopportabili, adorabili. MA tutti diversi!

Non si può piacere a tutti e non tutti ci possono piacere. In questo non c’è nulla di strano. Anche Zeus, che mandi la pioggia o la neghi, non a tutti piace!

Ma l’essere umano, così abile nell'arte di ingarbugliarsi la vita, ha ideato, come estrema forma di sadismo mentale, la ricerca del consenso sociale fino a diventare schiavo del “PIACERE A TUTTI e a tutti i COSTI”.
Piacere agli altri, essere accettati ed apprezzati (a meno di non essere sociopatici), è un bisogno vecchio quanto il mondo e pertanto può essere anche accettabile (nei limiti!), ma SE degenera in un compulsivo ed ossessivo bisogno di approvazione sempre, comunque e dovunque allora la situazione si complica un pochino…
Quando poi, non si riesce neanche a prendere in considerazione l’ipotesi di poter “NON PIACERE”, la conseguente ACCETTAZIONE di tale "stato di NON grazia", diventa intollerabile. Non esiste proprio!!

Se qualcuno non ti piace, hai qualche problema, sei TU quella sbagliata, non lui! (a volte può essere anche vero! ma non SEMPRE! ekkekka!)
Se fai notare a qualcuno, che alcuni suoi atteggiamenti sono eccessivi e ti danno fastidio, TU sei un’ingrata, falsa, cattiva, insensibile, presuntuosa e pure IPOCRITA!

Ci sono persone che ti chiedono di essere sincera e schietta, ma non ti spiegano che la SINCERITA' a cui loro aspirano è quella intercalata dai vari “bravo… brava… hai ragione tu… si, si sono d’accordo con te…tu si che conosci la vita… hai fatto benissimo a fare così… ” 
Carini e coccolosi finché gli dici quello che vogliono sentirsi dire. Quando non lo fai più, scatta la RAPPRESAGLIA!

Si può essere sinceri e schietti in un miliardo di modi diversi. Io lo sono nel modo più sbagliato: sono “diplomatica”. Troppo DIPLOMATICA. Con la conseguenza che vengo molto spesso FRAINTESA.
Purtroppo fa parte del mio carattere, ho sempre il timore di offendere gli altri (anche involontariamente) e così preferisco “indorare la pillola” anche quando sarebbe più opportuno ed efficace piazzare qualche “VAFFA” cristallino. Tatto, insicurezza, sensibilità, rispetto, vigliaccheria, educazione, chiamatela come vi pare. 
Ogni volta mi ripropongo di essere un po’ MENO “conciliante”. Eviterei di essere travisata, forse la mia autostima ne trarrebbe giovamento e sicuramente smetterei di sgranocchiare pastiglie di Maalox come se fossero m&m’s.

Io sono più che cosciente di NON piacere a tutti, (qualche volta non piaccio neanche a ME stessa, figuriamoci!), soprattutto a chi NON mi conosce. A volte me ne dispiace, altre NO, ma me ne faccio comunque una ragione!!
Sono timida, introversa, precisina, permalosa, silenziosa, riservata, suscettibile, selettiva ed impulsiva, ansiosa, ansiogena, parlo poco, do poca confidenza, NON sono frizzante, NON sono spumeggiante… meglio la compagnia di un deumidificatore!

Sbaglio, sbaglio di continuo, ma ho imparato a chiedere SCUSA e credo sia una delle cose migliori che mi abbia insegnato la vita. Mi piace essere apprezzata dalle persone che reputo importanti, da quelle che riescono ad andare oltre l’apparenza ed accettarmi per quello che sono. Ma non vado in giro a mendicare consensi e attenzioni.
L’amicizia, come l’amore è un DONO (dono!! ok?) prezioso, da costruire mattone dopo mattone, con errori e sbagli, con sorrisi e pacche sulla spalla, con parole e con silenzi, con “strapazzate” e “lavate di testa” quando servono ma MAI con ripicche e crociate.

Ammiro l’Amico che nel bene o nel male mi dice ciò che pensa di me, accetto le critiche costruttive di chi conosce la mia anima (anche se possono far male), ma NON tollero le sparate a zero di CHI non mi ha MAI guardata negli occhi.
Sono maturata e migliorata grazie al confronto e alle critiche costruttive di questi veri Amici. APPUNTO. Veri Amici. Non TUTTI. L’approvazione di tutto il mondo NON mi serve e francamente nemmeno mi interessa.


"Pentathlon - Francesco De Gregori"



martedì 30 novembre 2010

Parlaim e nun ce Capaim

Come diceva Ciro, pizzaiolo di Napoli, ovvero: "Parliamo e non ci capiamo"
Eppure dicono che sia impossibile NON comunicare.

Dicono che in un modo o nell'altro, due persone, se si ascoltano, potranno sempre capirsi, anche se le ragioni sono totalmente opposte, anche se il modo di esprimersi è completamente diverso, due persone potranno sempre giungere ad un punto di contatto, e sfruttarlo al massimo per avvicinarsi, per capirsi, per chiarirsi.

Secondo me.. NON è vero! non sempre almeno.
Ci sono persone dalle quali è IMPOSSIBILE farsi capire, TU parli ed è come se ogni parola rimbalzasse in un muro di gomma e tornasse a TE.
Come se ci fosse unicamente uno scambio di silenzi, le parole in realtà ci sono, ma è come se esaurissero il loro potere appena arrivano alle labbra. Non vengono sentite.
L'altro non è in grado di leggere neppure il labiale, è come se non ti guardasse, come se ti desse costantemente le spalle, come se avesse nel cervello la scimmietta di Homer.



Con queste persone tutti gli sforzi che facciamo per renderci comprensibili risulteranno vani! Parlano e comprendono solo il LORO linguaggio.
Hanno un filtro che seleziona solo le loro emozioni, i loro bisogni...

Con queste persone si può restare solo in silenzio, non serve a niente nemmeno versare una lacrima, perchè proprio in quell'istante rischieremo di non essere più nemmeno VISTI, verremo immediatamente cancellati, eliminati da quel filtro, isolati, fino a quando le nostre emozioni non potranno più infastidire nessuno.

giovedì 25 novembre 2010

Parole e Chiodi

Un padre aveva un figlio con un pessimo carattere, particolarmente incline all'ira e molto sgarbato con le persone.

Un giorno, non sapendo più come controllare l'ira del figlio, andò da lui con un sacchetto di chiodi e gli disse: "Vedi quello steccato laggiù? Ora, ogni volta che ti arrabbierai con qualcuno senza motivo, gli mancherai di rispetto o ti comporterai male, pianterai un chiodo in quello steccato."

Il ragazzo all’inizio fu un po’ sorpreso da questo consiglio, però poi fece quello che gli disse il padre.

Il primo giorno piantò trenta chiodi.
Il secondo giorno altri trenta. Il terzo giorno il padre vide lo steccato e gli disse:"Se continui così non avrai chiodi a sufficienza per questo mese, cerca di non essere così sgradevole con gli altri." Il quarto giorno il ragazzo piantò quindici chiodi.
Pian piano imparò a controllarsi sempre di più e il numero di chiodi diminuì di giorno in giorno.

Finalmente il giorno in cui il ragazzo non piantò nessun chiodo arrivò e tutto soddisfatto lo raccontò al padre.

Il padre gli rispose:"Bravo figlio mio! Ora però togli un chiodo dallo steccato ogni volta che riuscirai a non perdere la pazienza, che avrai una parola buona per qualcuno, che farai un sorriso o ti scuserai con coloro ai quali hai mancato di rispetto."

Il primo giorno il ragazzo tolse un solo chiodo, il secondo tre e il terzo dieci chiodi. Dopo un po' di tempo il ragazzo andò dal padre: "Guarda ho tolto tutti i chiodi dallo steccato."

Allora il padre prese il ragazzo per mano, lo portò di fronte alla staccionata e gli disse:
Hai fatto bene figliolo, ma guarda quanti buchi che sono rimasti su questa staccionata, adesso non potrà MAI più tornare come prima. 
Ogni volta che tu perdi il controllo, dici le cose con rabbia, offendi qualcuno è come se piantassi un chiodo nella sua pelle e ogni volta che fai ammenda è come se lo togliessi ma poi, come vedi, rimangono dei segni profondi.... le tue azioni e le tue parole lasciano dei segni proprio come questi.
Tu puoi infilare un coltello in un uomo e tirarlo fuori. Ma non importa quante volte gli chiedi scusa: la ferita rimarrà sempre lì.”

Datemi un martello - Rita Pavone

domenica 21 novembre 2010

Ogni promessa...


















Ogni promessa (o minaccia) è debito. E quindi "Leggi del caos che regolano la natura" SIANO, però....malamaremmapuzzolosaescalza ma neanche contro il Chievo?!!

Ok! ok!
Allora DICESI  "legge del caos" quella legge che...
perché fin dall’antichità l’uomo.... Aristotele disse.... Boh!

Ma chi era quel tale che riteneva che il mondo si fosse formato dal caos? Mumble Mumble.. Quello no? Esiodo!! mmmmh!
Poi c'era quell'altro... quell'antropologo italiano che diceva: "È attraverso le leggi del caos che procede la natura." come si chiamava?? 

No.. Dai! Non ce la posso fare... non me le ricordo ste leggi!

Ah si... Ecco, una invece me la ricordo: "La legge BAVAGLIO"

Come? Mi dite che la legge bavaglio NON è una legge che regola la natura?
Ok! Va bene.. NON regolerà la natura.. ma comunque è proprio una "legge del CA...os" !! J

Forzaaa Inteeeer!!! E Se NEANCHE mercoledì vinciamo, GIURO che nel prossimo post parlerò di... di...
Arrrgh! mi sa che è meglio che sto ZITTA!!

Renato Zero - "Il caos"



martedì 16 novembre 2010

Buoni o Cattivi?

Un'altra bella domanda, VERO?
Un po’ scomoda direi.. ci si potrebbe discutere per mesi e mesi. Da Kant a Rousseu a Hobbes, per secoli filosofi, pensatori e anche scienziati si sono interrogati su questo dilemma e NON hanno trovato risposte!

Buoni o Cattivi… ma… secondo CHI?
Egoisti o Altruisti... ma… rispetto a CHE COSA?

Bontà.. Cattiveria..  È un po’ come dire “Normalità”. La parola che più mi fa inc***are! NORMALE!
Sei invitata ad una serata. Non conosci bene tutto l’ambaradan e domandi a chi invece lo conosce e lo frequenta: “Senti.. ma…come bisogna vestirsi?” e la risposta è: “ma, NORMAAAALEEE!”

Normaaaaleeee! Ma che cappero significa “NORMALE????” Per ME normale significa jeans felpa e Timberland! Per TE normale significa Tailleur, filo di perle e decolletè! Ne vogliamo parlare?????

OK. Sto divagando e sono anche un po’ polemica, lo so! ma domenica l’Inter ha perso il derby e mi girano le scatole! Ecco!

Ritornando a noi, ma chi ci ha “donato” questa bella capacità di dare un giudizio ai comportamenti degli altri individui?
In base a che COSA possiamo dire che un'azione umana è BUONA o CATTIVA?

Nel corso della storia, l'umanità ha sviluppato culture che permettono di formulare giudizi morali su cosa sia bene e cosa sia male. Il problema, PERO', è che talvolta ciò che è bene per qualcuno non lo è per qualcun altro e un gesto può essere buono o cattivo a seconda dei punti di vista e delle circostanze.

Mi spiego con un esempio stupido. Un uomo che uccide un'altra persona è indubbiamente “cattivo”, giusto?
Ma se vi dicessi che la persona uccisa aveva a sua volta ucciso il figlioletto di quell'uomo, la vostra valutazione cambierebbe?
Certo che cambierebbe! Non raccontate ca**ate!
Quell’uomo non è poi più così cattivo, vero?
Addirittura la persona uccisa di cui prima avevamo così compassione adesso ci appare essa stessa cattiva…vero?

Cercando di sorvolare sui tratti metafisici della questione, e tralasciando tutta la serie di ulteriori questioni che tale dilemma naturalmente farebbe scaturire… possiamo dire che tutto è relativo, tutto dipende dalla cultura, dalle tradizioni, dalla vita, dalla fortuna, dalla sfiga, dalla struttura sociale in cui un individuo cresce, dalle circostanze, dal fine, dalle intenzioni, ed è sempre in relazione ai canoni di qualcuno, alla MEDIA dei pareri delle persone, delle convinzioni della MAGGIORANZA? Certo che si può dire. Ed Io, OGGI, (grazie anche a Benitez e Matrix) sono cinicamente d’accordo!

E addirittura se per polemizzare ancora dicessi che spesso, MOLTO spesso ciò che ci spinge a compiere un’azione è la paura, la sopravvivenza, se non ADDIRITTURA l'egoismo? Che ogni singola cosa che facciamo, la facciamo per un nostro tornaconto personale? 

L’ho letto qualche mese fa nel libro di quel pazzo furioso di A.De Mello “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”. De Mello parla di messinscena della carità. Dice che in realtà la carità non è nient'altro che interesse personale mascherato da altruismo. Fare del bene per sentirsi bene. Il tipo di egoismo più raffinato, il più pericoloso, perché finisce per farci sentire davvero eccezionali. 

Dai 5 euro a quello zingarello che fa l’elemosina: ti sentirai in pace con la tua coscienza, ti sentirai una persona migliore, sarai convinto di aver fatto qualcosa di buono e di giusto. CERTO!! L’hai fatta la buona azione. SI!! Nessuno dice il contrario.

Che tenerezza quello zingarello, vero? sei convinto che sia un gesto così buono dargli quei 5 euro, sei convinto che se passi avanti e non gli dai almeno un euro ti sentirai fottutamente cattiva, la tua coscienza non ti darebbe pace (dai! Esageriamo un pochino!), tu gli dai 5 euro, 2 euro, un euro e ti senti migliore.
Hai forse agito per bontà? Forse! Oppure hai agito per sentirti meglio con te stesso????

Quindi
E con questo?
NIENTE! Non c’è conclusione! Tutto lascia il tempo che trova, ma tutto vuole ribadir ancora una volta che  indagare sulle ragioni, sulla natura umana potrebbe far bene. Potrebbe servire a capirsi, potrebbe servire a capire.

Non mi ricordo neanche più dove volevo arrivare!
Ero partita con l'intento di chiedervi se è vero che le brave ragazze vanno in paradiso e le cattive... DAPPERTUTTO! E invece sono arrivata a parlare di dualismo! Che scoria! :(
Ve l’ho già detto che mi girano le scatole per il derby di domenica sera??  
A questo punto spero per voi che domenica prossima l'Inter vinca, altrimenti il mio prossimo post potrebbe parlare delle leggi del CAOS che regolano la natura!!!  

MMMM... Perchè NO? NON è forse un argomento NORMAAAALE??????

Buoni o cattivi - Vasco Rossi

domenica 7 novembre 2010

Destino o Karma?

"A volte bisogna uscire dalla scena, per capire quale ruolo abbiamo svolto".

L'ultimo libro che ho letto "Ti vengo a cercare" riporta questa bella frase. È di Guillaume Musso.
Un romanzo che rispecchia la VITA. Imprevista, a volte ingiusta a volte sorprendente.
Un romanzo fortemente consigliato da un Amico e letto veramente al momento giusto.

Per la prima volta dovrò raccontarvi un po’ di TRAMA… non mi piace farlo e di solito non lo faccio, perché come dico sempre “I libri non si riassumono, ma si LEGGONO!” 
Ma stavolta mi serve!

Il protagonista è Ethan Whitaker un ricco e affermato psicologo, che ha abbandonato il suo passato di giovane operaio per inseguire con grinta e determinazione ciò che aveva sempre desiderato: soldi, successo, fama.
Per realizzare i suoi sogni ambiziosi, Ethan ha messo da parte affetti ed amicizie e tagliato di netto tutti i ponti con il passato. Ma il passato un bel giorno lo viene a cercare e gli presenta il conto attraverso una serie di incontri ed avvenimenti sconvolgenti che lo costringono ad affrontare un viaggio doloroso e profondo dentro se stesso.

Ethan comincia a riflettere su ciò che è stata la sua vita, a ripensare alle cose veramente importanti che ha trascurato e che si è lasciato sfuggire in nome di quell’effimero successo. Si accorge di essere oppresso da uno sconcertante senso di vuoto. E si sente pervaso dal desiderio di cambiare il corso degli eventi e modificare le conseguenze dei propri errori.

L’occasione gli viene concessa.

Rimane bloccato in uno spazio temporale che lo costringe a rivivere continuamente la giornata del 31 ottobre. Una terribile giornata.

Che cosa fareste VOI  se vi fosse data la possibilità di rivivere il giorno più brutto della vostra vita?

Sicuramente fareste di tutto pur di rimediare ai vostri sbagli nel minor tempo possibile.
Io lo farei, ed anche Ethan ci prova: cambiare il corso degli eventi…

Ma un uomo può davvero cambiare il suo destino? la fatalità esiste? E se esiste, quale peso ha nel succedersi degli eventi? il destino è già scritto o siamo noi, con le nostre azioni, che possiamo determinarlo? ( oddio.. ho avuto un dejavù? ancora QUELLE domande O_o)

Musso cerca di rappresentare questo dilemma attraverso due figure simboliche, che affiancano Ethan nella sua precipitosa corsa contro gli eventi, che competono per contendersi l'esito di una storia iniziata molto tempo prima…

Uno rappresenta appunto il Destino, la necessità di accettare il corso degli eventi; l’altro rappresenta invece la legge del karma, secondo la quale quello che ci accade è semplicemente il risultato delle nostre azioni, premio o punizione per i nostri comportamenti.

Chi vincerà? Il destino o il karma?
Mi piace tantissimo la risposta che ha dato il mio amico Luca: “vince sempre…. la VITA”

Franco Battiato - E ti vengo a cercare


 

La principessa che credeva nelle favole

Vi ricordate di quando eravamo piccoli e credevamo alle favole?

I nostri sogni erano così reali che potevamo toccarli: il principe azzurro, (o la principessa!!), il cavallo bianco, il castello fatato, il lieto fine e l'immancabile "E vissero per sempre felici e contenti"... si! sarebbe stata PROPRIO così la nostra favola.

Col tempo si cresce, un bel giorno apri gli occhi e ti accorgi che le favole NON ESIST...

Nooo! Non posso dirlo! Non IO! Io SONO una principessa! e DEVO credere nelle favole... perchè le favole ESISTONO!
perché il lupo cattivo esiste...
perchè i draghi esistono ...
perché i cavalieri dall'armatura luccicante esistono ...
perchè esistono le fatine che accorrono appena tu le chiami...
perchè capita a tutti di perdersi nel bosco come Pollicino o come Hansel e Gretel
perchè esiste il Paese delle Meraviglie...e l'Isola che non c'è....
perché esistono le MELE avvelenate e tu non puoi fare NULLA per evitare di mangiarne almeno una nella vita... nulla.

Le favole esistono! Magari sono LEGGERMENTE diverse da come le sognavamo da bambini, ma esistono.
E il Principe Azzurro e La Principessa delle favole?

FORSE esistono anche quelli!
Ho detto forse!
L'importante è ricordarsi che non è tutto azzurro ciò che somiglia al cielo e che non basta incrociare lo sguardo di uno sconosciuto ed illudersi che sia proprio lui il nostro Principe... o lei la vostra Principessa!
"Ma allora?" come si fa a riconoscerli?
Nel libro che ho appena finito di leggere, l’autrice Marcia Grad Powers, dice che ci riusciremo attraverso la purezza del loro spirito e grazie al grande cuore che dimostreranno di avere. O_o .... Mmmmm.


"E non dimenticate la simpatia" dice ancora l'autrice.
"La simpatia?"
"Si perchè non puoi amare chi non ti piace. Questo significa saper apprezzare una persona così com'è, e non desiderarla come TU VUOI o hai bisogno CHE SIA […]  E se soffri più spesso di quando sei felice, vuol dire che NON è amore, ma qualcosa di differente che ti tiene intrappolata in una sorta di prigione […]"

Il titolo del libro è "La principessa che credeva nelle favole". Il sottotitolo che è stato dato alla versione italiana è molto più eloquente: "Come liberarsi del proprio principe azzuro". J
No tranquilli... non è il manuale del delitto perfetto!! ahahah! Ma è una favola che va dritta al cuore. La storia di un viaggio dentro le emozioni, i sogni, i desideri, per ritrovare il SEGRETO della felicità e del vero amore.

Qual è questo segreto? ritrovare la propria VIA, il proprio equilibrio, la propria verità, e quell'amore senza TROPPI compromessi che non conosce nè vittime carnefici.

L'ho letto d'un fiato, oggi, e l'ho sentito mio. Stavolta però non vi racconto la trama!

Vi svelerò soltanto che la protagonista, la Principessina Victoria, ferita dalla persona amata, lascia tutto e intraprende un viaggio alla scoperta di sè, tra il reale e l'immaginario attraverso "Il Sentiero della Verità", "Il Mare delle Emozioni", "La Terra delle Illusioni", "La Terra di ciò che è" si ritrova in compagnia di strani amici che la guidano sul sentiero verso se stessa.

Questi amici la aiuteranno a trovare le risposte, imparerà piano piano a distinguere la realtà dalle illusioni, a capire che ci vogliono sia il sole che la pioggia per fare un arcobaleno e a vedere il suo principe per quello che realmente è, spoglio di quell'alone MAGICO che le sue aspettative, i suoi desideri e le sue illusioni gli avevano conferito.

Saper sognare è un DONO, ma il sogno può diventare una gabbia dorata se per realizzarlo si accettano così tanti compromessi da perdere di vista la propria felicità.
Spesso le nostre stesse aspettative ci portano a trovare forzatamente in un’altra persona l'altra metà della mela, l'anima affine, l'anima che ci completa e senza la quale è impensabile se non impossibile vivere.
Può succedere a volte che, guardando quella persona alla luce della parte più profonda del nostro cuore, la verità ci si riveli diversa da come l'avevamo sempre percepita...

Ci potremmo trovare di fronte una persona che in realtà NON conosciamo, un estraneo che gioca un gioco che non ci piace, del quale non condividiamo le regole, uno straniero che parla una lingua sconosciuta che non riusciamo a capire...

Che fare allora? Mah! Io mi fermo qui. Leggetevi il libro!!!

La principessa non aveva mai preso in considerazione l'idea di poter vivere felice e contenta anche SENZA essere salvata da un coraggioso ed affascinante Principe Azzurro.
Non aveva mai neanche preso in considerazione l'idea di fermarsi ed osservare meglio quel ranocchio così poco principesco, che però riusciva a raggiungere le profondità del suo cuore con il suo dolce gracchiare. Un ranocchio senza scettro, né corona.

La fiaba termina con la parola "INIZIO"

Vi lascio un paio di frasi del libro:
"…Il mare e la vita hanno molto in comune ….rilassati, lasciati andare. Abbi fiducia nel fatto che resterai a galla, e ci starai. Se invece opponi resistenza, pensando che finirai sul fondo, ci andrai davvero. La scelta spetta solo a te.

"devi scegliere di essere felice e non di avere ragione..."

dal film "Pretty Woman"


giovedì 28 ottobre 2010

Come fai fai.. ne manca sempre 'n pezzo!

C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino.
Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo.
Così partirono tutti e tre con il loro asino.

Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “guardate quel ragazzo quanto è maleducato…lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”.
Allora la moglie disse a suo marito: “non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio.”

Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “guardate che svergognato quel tipo…lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa”.

Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.
Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “pover’uomo! dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino.
E povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!"

Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.
Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: "sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta.
Gli spaccheranno la schiena!"

Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: “guarda quei tre idioti: camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!”


La morale è...
ma davvero c'è bisogno che ve la dica io??

OK...eccola: "Ti criticheranno SEMPRE, parleranno male di TE e sarà così difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene COME SEI.
Quindi vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore.
La vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama.
Vivi intensamente ogni momento della tua vita prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi!"
e... soprattutto: impara a fregartene di ciò che dice la gente!!

Caterina Caselli e Isabella Biagini - Ognuno ci può criticare


mercoledì 20 ottobre 2010

Nulla succede per caso

Ovviamente NON l'ho letto per caso!
E' stato un libro fortemente cercato, una lettura fortemente voluta.

Ho recentemente vissuto un periodo in cui una serie di eventi significativi e concatenati mi ha portato ad avere forti dubbi e a far vacillare la mia proverbiale razionalità.

Avevo bisogno di risposte, di certezze:
Chi siamo… da dove veniamo…
dove andiamo… e SOPRATTUTTO siamo soli ??

Sto s-c-h-e-r-z-a-n-d-o!!!!
Le mie sono domande un po’ MENO esistenziali!! :) Un po’ meno complesse… FORSE!

In realtà ero partita col chiedermi:
“Il caso ESISTE?”
“Esiste il destino?”
“Quello che ci accade nella vita dipende esclusivamente da noi, dalla nostra forza di volontà oppure da forze incontrollabili? (chiamatele Dio, destino, sorte, fortuna, sfortuna, ecchipiùnehapiùnemetta!)”.
“Tutto quello che ci accade ha un senso? un significato? una spiegazione?”

Dicono che stia a noi dare un senso a ciò che ci accade… trovare la positività in OGNI avvenimento.
Non ci riesco SEMPRE.
Dipende da ciò che ci accade!

A volte si creano delle circostanze magiche e straordinarie che gettano luce sulla nostra vita; in questo caso, certo che è facile attribuire loro un senso, una spiegazione, un significato positivo, ma nel caso di eventi negativi o addirittura tragici?
COME funziona in questi casi???

Vallo a spiegare tu agli abitanti di Haiti che quel terremoto magnitudo 7 in realtà ha un senso! Che per quelle 200.000 un vittime c'è una spiegazione… trovala tu un significato positivo alla morte improvvisa di un amico o alla malattia di una persona cara.
Ci sarà anche! non lo metto in dubbio... ma io non riesco proprio a vederla... Sono LIMITATA!

Per non sconfinare in una questione troppo complessa, in cui troppi elementi sfuggirebbero alla mia visione limitata, abbasserò un po' il tiro e mi limiterò a chiedere:

“Ma... le coincidenze… ESISTONO?”

Non sto parlando di quelle del tipo: “Oh! guarda che combinazione! Abbiamo la stessa maglia!” ma di quelle che ti segnano la vita, ti cambiano le carte in tavola, quelle che ti sconvolgono i piani, ti rivoluzionano l’esistenza, quelle che sembrano eventi fortuiti ma che invece non lo sono affatto!

Si verificano sorprendentemente, le subisci quasi, spesso collegate alle nostre aspettative, ai nostri desideri, ai nostri pensieri e anche alle nostre paure, arrivano e ti cambiano, ti migliorano o ti peggiorano.

Ti è mai capito di vivere un incontro o un'esperienza in maniera del tutto casuale e di renderti conto poi, che questa ha in qualche modo cambiato la tua vita, il tuo comportamento, il tuo modo di vedere il mondo? A me si.

È proprio di queste “coincidenze significative”che Robert H. Hopcke, parla nel suo libro, le chiama "eventi sincronistici"  fenomeni che riflettendo uno stato d'animo interiore e che riescono ad indicarci la direzione più giusta. Una specie di segnali stradali che ci indicherebbero la via.

Sono quelle situazioni apparentemente accidentali che si frappongono tra noi e gli altri e ci fanno capire quando è necessario cambiare qualcosa... nel campo affettivo ad esempio, o in quello professionale, nell'amicizia, nei rapporti interpersonali...

L'autore racconta una serie di storie in cui un evento apparentemente fortuito si abbatte sull'esistenza di una persona, cambiandola profondamente. Francamente ho un po' vacillato sulla veridicità delle storie  a volte molto inverosimili, raccontate dall'autore. Il titolo sembrerebbe l'inizio di un discorso smisurato. In realtà non c'e' assolutamente alcuna conclusione tangibile.

E ovviamente NON HO trovato le certezze che cercavo.

Ovviamente non è sufficiente leggere un libro per trovare RISPOSTE.

Così il dubbio rimane: COINCIDENZE: messaggi dell’universo?  lunghe catene di cause ed effetti? capricci del caso?  o... COSA?

E... se dietro di loro si nascondesse davvero qualcosa di PIU', qualcosa che non si può spiegare con il calcolo delle probabilità o con il semplice fatalismo?
"Come sarebbe bello dire 'per CASO' .
"Tu CREDI davvero che ci sia qualcosa che succede 'per caso'?"
 P.S. Ho letto questa frase di Alessandro Baricco proprio oggi pomeriggio, casualmente sfogliando una rivista… CHE COINCIDENZA, Eh? J

Vasco Rossi - Un Senso


 

lunedì 11 ottobre 2010

Se per ogni sbaglio avessi mille lire

♪♫ Che vecchiaia che passerei! ♫♪♫
Caro Liga, mi basterebbero anche solo10 centesimi. Sarei fottutamente RICCA.

Si. Perché IO SBAGLIO. Sempre.
Tutti i giorni. Sbagli impercettibili o sbagli Colossali.


Questa foto la potreste trovare accanto alla definizione del verbo “sbagliare” su Wikipedia!

Sbaglio quando devo fare una SCELTA. Scelgo sempre la parola sbagliata, la soluzione sbagliata, la strada sbagliata, l’atteggiamento sbagliato, l’abito sbagliato, il piatto sbagliato dal menu, la fila sbagliata al supermercato e pure al casello autostradale.

Tra due alternative scelgo sistematicamente quella sbagliata, tra due decisioni prendo ovviamente quella sbagliata, tra due pulsanti premo regolarmente quello sbagliato.
Vi auguro di non trovarvi mai con me, soli, in una stanza, di fronte ad una bomba come nei film.. con un filo rosso ed uno blu da scegliere di tagliare per disinnescarla… perché senza ombra di dubbio: BooOOOoooOOmm!

Paranoica Esagerata!! Tutti sbagliano! Direte voi!!
Certo, tranne Chuck Norris, Horatio Caine, Topolino e HAL 9000, tutti commettono errori…
Ma io ne faccio in quantità industriali!

A volte per non sbagliare NON SCELGO. Ma Scegliere di non scegliere, è già uno SBAGLIO. Forse addirittura lo SBAGLIO più SBAGLIATO!

Sbaglio se faccio e sbaglio se non faccio, sbaglio se parlo e sbaglio se sto zitta, sbaglio se scrivo e sbaglio se non scrivo, sbaglio se agisco d'istinto, sbaglio se non agisco d'istinto, sbaglio se ascolto il cuore, sbaglio se non lo ascolto, sbaglio se ascolto la ragione, sbaglio se non la ascolto.
Si potrebbe continuare questa filastrocca all’infinito, usando qualsiasi verbo

Potrei scrivere una nuova legge di Murphy: “Ogni scelta che farai sarà quella sbagliata”.  Precisa! Con relativo Corollario: "E ne pagherai ovviamente le conseguenze!"... ma per ora non ne voglio parlare...

“Ma dai, che Sbagliando si impara” direte ancora voi..
NO! No! NO.
Una volta si pensava così!

La bella frase consolatoria “Sbagliando s'impara” diventata una verità scientifica nel 2004, quando uno studio statunitense pubblicato su “Nature Neuroscience”, ci rivelava l’esistenza nel cervello di un'area dedicata alla valutazione degli errori commessi e all'elaborazione di strategie “ad hoc” per non ripeterli, oggi è stata miseramente SFATATA!

Ci ha pensato un gruppo di ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology ), che nel luglio del 2009 non avendo un ca**o da fare, si mette a fare degli assurdi esperimenti con delle scimmie (?!) e dimostrano senza via di scampo che si impara di più dai successi che dai fallimenti!

Questi tipi molto simpatici dicono che, almeno a livello neuronale, si impara solo quando un'azione viene svolta in maniera corretta e NON quando invece si sbaglia.
Come se non bastasse, esisterebbe addirittura  un meccanismo (perverso oserei dire) a livello cerebrale, che potrebbe indurci a RIPETERE determinati sbagli. Un bel cavolo di lavoro…

Questo significa che potrei ripetere... Ah... no no. noo! Non ci oglio neanche pensare! Non ci sto! Non me lo posso permettere.
Devo fare qualcosa.
Ma NON oggi.

Oggi è lunedì e come ogni lunedì sono in modalità “Super Simo” , sto anche poco bene, ci penserò quando sarà più “lucida”!

Intano ci vuole subito un'altra frase consolatrice. Eccola. E' della mia MAMMINA: "Chi fa molto sbaglia molto; chi fa poco sbaglia poco; chi non fa niente non sbaglia mai... per iniziare può andar bene...
Però... mi è appena venuto un dubbio, devo chiamare casa!

"Pronto MAMMINA!!  una domandina al volo... stavo pensando... ma... come mai avete aspettato 9 anni per avere me dopo la nascita del mio fratellone????

"Ehhh??? Ma perchè questa domanda ora??.. è passato tanto tempo...

"Daie mamma!! è solo una curiosità da niente!!!

"Beh.. in realtà sei stata un belliiiiiiissimo SBAGLIO, ma...."

"D'OH!! Ma... allora Ditelo!

Ligabue - Non è tempo per noi


martedì 5 ottobre 2010

Divisibili soltanto per 1 e per sè stessi

Come i numeri primi.
Come l'11 e il 13, o come il 17 e il 19, il 41 e il 43, oppure come... il 2760889966649 e il 2760889966651. 
“Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava MERAVIGLIOSI. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano PRIMI GEMELLI: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi, quasi vicini,perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero”
Non tutti i libri sono uguali.
Alcuni ti folgorano.
Si lasciano divorare.
Ti rapiscono attraverso parole che senti davvero tue, parole che ti “inghiottono” ti entrano nell’anima per non andarsene mai più…

"La solitudine dei numeri primi" è uno di questi.
L’ho letto quasi tutto d'un fiato, in due mezze nottate. Ma è uno di quei libri che non potrei rileggere, almeno non per ora. Mi ha fatto male nella carne.

In molti lo hanno definito il classico racconto adolescenziale “stile Moccia”.
Neanche per sogno.
La solitudine dei numeri primi è un pugno nello stomaco! Non è un romanzetto per ragazzine innamorate! Non c'è una principessa e nemmeno un principe azzurro.
I protagonisti sono lontani anni luce dagli “splendidi e perfetti” che popolano le pagine del Federico nazionale!

Alice e Mattia. Uniti e divisi da tragici eventi. La loro anima è messa a nudo. Due personaggi che toccano il cuore, con i loro impacci, gli slanci imprudenti, i gridi taciuti, i silenzi, le paure ed il coraggio.
Chiusi nei loro ostinati silenzi... perché l'essenziale non si dice mai…mai.

Alice e Mattia vivono nella consapevolezza di essere diversi dagli altri, e questo non fa che accrescere le barriere che li separano dal mondo.

Alice e Mattia e il “peso delle conseguenze”, da cui è IMPOSSIBILE FUGGIRE, la minaccia, la condanna, il prezzo di quelle scelte che si fanno in pochi secondi e si scontano per il resto della vita.
Il peso delle conseguenze...

Alice e Mattia due numeri primi. Due persone speciali che viaggiano sullo stesso binario ma destinati a non incontrarsi mai.
Coincidenza di destino, di vita, di aspirazioni. Ma destino, vita, aspirazioni non bastano a fare in modo che Alice e Mattia si incontrino davvero.
Due universi implosi, incapaci di aprirsi al mondo che li circonda, di comunicare i pensieri e i sentimenti che affollano i loro abissi. Si trovano, si capiscono, eppure c’è puntualmente qualcosa che continua a separarli.

Mattia è un pò come me: una nave in balia delle onde, fragile e forte nello stesso tempo. Mi piace e mi affascina la sua psicologia contorta, la sua mente somigliante ad un labirinto inespugnabile. Non chiede niente a nessuno, va avanti da solo con le sue forze, vuole essere totalmente indipendente. La sua corazza è inespugnabile, è un’armatura contro il mondo.
Mattia è speciale, ma lascia scivolare su di sé la vita, quasi con indifferenza, consumando la vita alla ricerca di sé, ancorato ad un ricordo da cui non riesce a staccarsi.

La solitudine di Mattia è la solitudine di tutti quelli che si lasciano intrappolare in una trama di rapporti che alla fine si rivelano vuoti, inconsistenti ed insignificanti. Rapporti che non riescono a produrre il collante indispensabile a unire, a legare intimamente.

"La paura di Mattia è quella di avere rapporti talmente intensi da non poter dare loro un nome... sarebbe come togliersi l’anima. Abbandonarsi a qualcun altro è in effetti perdere una parte di se stessi."
Se impedisci agli altri di entrarti nel cuore, non potranno mai farti del male…

Mattia la pensa così. Ed io… forse… sono d'accordo con lui.



"La verità è una SCELTA."  Ligabue
 
 

martedì 28 settembre 2010

Corri Forrest.. Corri!

...Quindi, qualsiasi cosa succeda, è molto meglio mettersi a correre.
Fino a quando serve.
Fino a quando ci è permesso.

Forrest Gump correva per dimostrare al mondo il suo valore, la sua dedizione al lavoro, il suo desiderio di non arrendersi di fronte a nulla. Non mollava mai e niente e nessuno gli impediva di raggiungere i propri obiettivi.

C'è un pò di Forrest in tutti noi!
Non ci fermiamo mai, come lui siamo sempre di corsa.
Andare avanti.. sempre avanti senza mai fermarsi.

Tutto diventa una corsa contro il tempo. Il tempo scorre inesorabile e noi corriamo dietro a lui.
Non ci fermiamo mai. Di fronte a nulla. Corriamo, sempre più veloci, avanti ed indietro, ininterrottamente, sudiamo, sbuffiamo, inseguiamo le lancette dell’orologio con l'ansia di non arrivare, senza sapere dove, senza sapere perchè: “Sono di corsa!!”, “Devo scappare!!”, “Sono in ritardo”.

La velocità è la peculiarità dei tempi moderni.  Nell'indole umana si sta instaurando sempre più la "cultura della fretta". Una smania di frenesia esagerata.

Non voglio arenarmi in una sterile polemica su questo argomento, ne ho già parlato più volte...ma abbiamo davvero perso il controllo!

"Mettersi a correre fino a quando serve... fino a quando ci è permesso..." non significa mica sempre! Tutto il giorno! Tutti i giorni!

Siamo entrati in un vortice pericoloso dal quale facciamo fatica ad uscire. E la cosa più sconvolgente è che forse non ne siamo nemmeno consapevoli. Scambiamo per senso del dovere quell'ansia frenetica che ci attanaglia lo stomaco.
  
Dice un proverbio: non correre troppo in fretta: non puoi sentire il profumo dei fiori. E' vero! Correndo si perdono tanti dettagli importanti, tanti particolari, ci perdiamo il meglio degli altri e di ciò che ci circonda.

E allora RALLENTIAMO!! anzi! FERMIAMOCI proprio!
Lo so che ci hanno insegnato che “chi si ferma è perduto” e che è veramente forte e coraggioso solo chi non si ferma mai.

Ognuno di noi si pone un fine nella vita, una meta da conquistare, ed è necessario viaggiare per raggiungerla, siamo d'accordo.
Ma la strada per raggiungere il nostro obiettivo non sempre è facile, agevole, lineare e breve.

Durante il cammino potremmo incontrare un bivio... potremmo non riconoscere subito la strada giusta da prendere… non si può riflettere correndo.
Meglio fermarsi.. un poco.. e riflettere sulla scelta da fare. Magari potremmo evitare di pentirci e dover ritornare sui propri passi…

Ci sono momenti in cui non è possibile avanzare. In cui è non è possibile correre e nemmeno camminare, ci sono momenti in cui è più prudente, saggio e CORAGGIOSO fermarci. Già, coraggioso! Ci vuole coraggio a fermarsi in un mondo dove tutti vanno alla velocità della luce.. perchè rischi di essere travolto.

Fermarsi non è mollare il cammino.
Fermarsi non equivale a "fallire" la nostra missione. Prendiamoci tutto il tempo necessario.

Niccolò Fabi - La bellezza
"Sai che chi si ferma è perduto
ma si perde tutto chi non si ferma mai"


domenica 19 settembre 2010

Le cose che Amo

Ci siamo.
Signore e Signori! Ecco la lista che tutti aspettavate!! ihihih!
La lista delle cose che a..
la lista delle cose che aaaa.. (non la so più pronuciare sta parola...)
la lista delle cose che aaaam.. che mi piacciono tanto! Ecco fatto!

Vediamo... mmmh.. Adoro il pane fresco di Iaio con la nutella (o la mortadella!!)

"Tesò! e non me puoi iniziare la lista delle cose che ami con qualcosa di mangereccio! A parte che lo sanno tutti che a te piace qualsiasi cosa risulti anche solo approssimativamente commestibile, per cui rischieremmo di veder elencati tutti i cibi del mondo in ordine alfabetico!!
E poi l'altra lista l'hai iniziata con le Cimici!! Già non te le ricordi più!! PAR CONDICIO ragazza! Ci vuole Par Condicio!"

Sgrunt! E va bene!! va bene!! Però non è vero che a me piace tutto!! Il Balut per dirne una non mi piace per niente! e neanche il Baby mice wine!! Chiaro???

Par Condicio sia: Adoro le formiche!! Non come cibo... Uffa! e basta co sta storiaaaaa falsa e tendenziosa!!!!!

Tra gli insetti, le formiche, sono quelle che non urtano la mia sensibilità! Anzi! da piccola (ehm..  anche da grandicella) mi divertivo a sbriciolare pezzetti di pane nelle vicinanze dei formicai e stavo ore e ore a guardare quelle piccolette che trascinavano il bottino nella tana...

Contenta? ed ora posso???
Ecco FINALMENTE la mia lista:
  1. Il frappè alla fragola dal Pellizzaro
  2. Mangiare Cinese
  3. Il succo all'ananas
  4. La polen... ok...ok... ho capito.
  5. Avere i capelli lisci, puliti e che profumano di frutta (ho detto che profumano!! è lo shampoo...)
  6. Il bagnoschiuma al cioccolato
  7. Le persone che arrossiscono.. le adoro proprio
  8. I Girasoli
  9. Il Karate
  10. La filosofia di vita Orientale
  11. Commuovermi per cose stupide, piccoli regali, la gioia di qualcuno, una cosa bella che non mi aspettavo, un film, una canzone ascoltata in un momento particolare, un sms
  12. Il frappè alla fragola dal Pellizzaro (oddio l'ho già detto vero!?!?)
  13. La musica Italiana
  14. Le mani delle persone
  15. Il profumo degli acquazzoni estivi
  16. Ascoltare il battito del cuore
  17. Avere qualcuno che mi accarezzi capelli
  18. I baci sugli occhi
  19. Fare regali alle persone speciali
  20. La dolcezza di mia madre
  21. La semplicità in tutto... soprattutto nelle persone
  22. Charlie Chaplin
  23. Il mio tatuaggio
  24. lo yoko geri
  25. Il  maestro Gaetano
  26. Le borse... forse questa voce la dovrei inserire nella lista delle OSSESSIONI... o delle cose che mi rimangono attaccate alle mani quando entro dentro un negozio... magari più avanti ne farò una.. una lunga lista.. molto lunga.. molto molto lunga!
  27. Lo spagnolo, l'accento fiorentino e la "zeppola" romagnola!
  28. Cantare a squarciagola in macchina
  29. Le favole
  30. bracciali
  31. Le cose colorate. Tutte! Mi affascinano i colori!
  32. L'arancione, il giallo e tutte le tonalità intermedie. Tranne il "pesca" quello è un frutto.. si mangia... "ARIDAIE! poi dì che non è vero!!! Ma c'hai il chiodo fisso!!!!!
  33. Il profumo borotalcato dei neonati
  34. Il numero 34
  35. cuccioli
  36. Stare a guardare il fuoco del camino, d'inverno, al buio...
  37. Ascoltare la pioggia
  38. Questo blog! chi lo visita e quei pochi (ma buoni) che lo seguono!! VI ADORO!!!!
  39. Il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli
  40. Scoppiare le bolle della plastica degli imballaggi
  41. La SCINTILLANZA
  42. Gli occhi azzurri.. ma non tutti! Solo quelli che dico io!
  43. Il mio amico capitan Zanetti
  44. Sentirmi dire: "Buongiorno Principessa" o "sono orgoglioso di essere tuo amico"
  45. Parigi e gli impressionisti francesi
  46. libri che ti tengono alzata fino alle 2 di notte
  47. I calzini a righe colorate
  48. Camminare sotto la pioggia senza ombrello
  49. La Ducati Monster gialla o arancione
  50. La cena della domenica sera a casa dei miei anche se il menu è lo stesso dal 1911
  51. Le persone che mi fanno ridere e quelle che dicono sempre quello che pensano
  52. I Simpson... Dehihiho!
  53. Fare Snorkeling e Rafting
  54. La doccia calda, quasi bollente, prima di andare a dormire, ti toglie il freddo dalle ossa...
  55. Ascoltare musica con l'Ipod, soprattutto di notte
  56. Le persone con il senso dell'umorismo, ironiche ma soprattutto autoironiche
  57. Wolverine ovvero James Howlett detto Logan (Lala! non ce provare!! Gulo Gulo NO!)
  58. Il Sagrantino di Montefalco Scacciadiavoli
  59. Le persone che apprezzano le piccole cose
  60. Le coccole. Farle e Riceverle.
  61. Cucinare per gli amici (Ok Rod! quando Torno dalle vacanze, carbonaraaa!)
  62. I film romantici e I cartoni animati
  63. L'odore dei fiammiferi appena spenti
  64. Camminare scalza
  65. Le persone che ti accettano per quello che sei
  66. Quando fuori nevica e tu te ne stai con una tazza di ciocciolata calda, in poltrona e leggere
  67. Il profumo del caffè
  68. Il fatto che la lista delle cose che amo sia piu lunga di quella delle cose che odio.. che potrei star qui a scrivere al'infinito e SOPRATTUTTO che ci siano solo 3 cose mangerecce! forse 4.... 5, SE aggiungessi la Nutella.. 6, SE aggiungessi le cotolette di agnello impanate e fritte o cotte sulla brace... 7, SE aggiungessi il pane con il capocollo di Italo... 8, SE aggiungessi il cocomero..  
"Ecco! Lo sapevo! Ci risiamo!"
Calma!!  HO detto.. SE! 
Ora vi lascio! mi è venuta fame!

Le Cose Che Piacciono a Me
dal film "Tutti Insieme Appassionatamente"


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...