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martedì 30 novembre 2010

Parlaim e nun ce Capaim

Come diceva Ciro, pizzaiolo di Napoli, ovvero: "Parliamo e non ci capiamo"
Eppure dicono che sia impossibile NON comunicare.

Dicono che in un modo o nell'altro, due persone, se si ascoltano, potranno sempre capirsi, anche se le ragioni sono totalmente opposte, anche se il modo di esprimersi è completamente diverso, due persone potranno sempre giungere ad un punto di contatto, e sfruttarlo al massimo per avvicinarsi, per capirsi, per chiarirsi.

Secondo me.. NON è vero! non sempre almeno.
Ci sono persone dalle quali è IMPOSSIBILE farsi capire, TU parli ed è come se ogni parola rimbalzasse in un muro di gomma e tornasse a TE.
Come se ci fosse unicamente uno scambio di silenzi, le parole in realtà ci sono, ma è come se esaurissero il loro potere appena arrivano alle labbra. Non vengono sentite.
L'altro non è in grado di leggere neppure il labiale, è come se non ti guardasse, come se ti desse costantemente le spalle, come se avesse nel cervello la scimmietta di Homer.



Con queste persone tutti gli sforzi che facciamo per renderci comprensibili risulteranno vani! Parlano e comprendono solo il LORO linguaggio.
Hanno un filtro che seleziona solo le loro emozioni, i loro bisogni...

Con queste persone si può restare solo in silenzio, non serve a niente nemmeno versare una lacrima, perchè proprio in quell'istante rischieremo di non essere più nemmeno VISTI, verremo immediatamente cancellati, eliminati da quel filtro, isolati, fino a quando le nostre emozioni non potranno più infastidire nessuno.

giovedì 25 novembre 2010

Parole e Chiodi

Un padre aveva un figlio con un pessimo carattere, particolarmente incline all'ira e molto sgarbato con le persone.

Un giorno, non sapendo più come controllare l'ira del figlio, andò da lui con un sacchetto di chiodi e gli disse: "Vedi quello steccato laggiù? Ora, ogni volta che ti arrabbierai con qualcuno senza motivo, gli mancherai di rispetto o ti comporterai male, pianterai un chiodo in quello steccato."

Il ragazzo all’inizio fu un po’ sorpreso da questo consiglio, però poi fece quello che gli disse il padre.

Il primo giorno piantò trenta chiodi.
Il secondo giorno altri trenta. Il terzo giorno il padre vide lo steccato e gli disse:"Se continui così non avrai chiodi a sufficienza per questo mese, cerca di non essere così sgradevole con gli altri." Il quarto giorno il ragazzo piantò quindici chiodi.
Pian piano imparò a controllarsi sempre di più e il numero di chiodi diminuì di giorno in giorno.

Finalmente il giorno in cui il ragazzo non piantò nessun chiodo arrivò e tutto soddisfatto lo raccontò al padre.

Il padre gli rispose:"Bravo figlio mio! Ora però togli un chiodo dallo steccato ogni volta che riuscirai a non perdere la pazienza, che avrai una parola buona per qualcuno, che farai un sorriso o ti scuserai con coloro ai quali hai mancato di rispetto."

Il primo giorno il ragazzo tolse un solo chiodo, il secondo tre e il terzo dieci chiodi. Dopo un po' di tempo il ragazzo andò dal padre: "Guarda ho tolto tutti i chiodi dallo steccato."

Allora il padre prese il ragazzo per mano, lo portò di fronte alla staccionata e gli disse:
Hai fatto bene figliolo, ma guarda quanti buchi che sono rimasti su questa staccionata, adesso non potrà MAI più tornare come prima. 
Ogni volta che tu perdi il controllo, dici le cose con rabbia, offendi qualcuno è come se piantassi un chiodo nella sua pelle e ogni volta che fai ammenda è come se lo togliessi ma poi, come vedi, rimangono dei segni profondi.... le tue azioni e le tue parole lasciano dei segni proprio come questi.
Tu puoi infilare un coltello in un uomo e tirarlo fuori. Ma non importa quante volte gli chiedi scusa: la ferita rimarrà sempre lì.”

Datemi un martello - Rita Pavone

domenica 21 novembre 2010

Ogni promessa...


















Ogni promessa (o minaccia) è debito. E quindi "Leggi del caos che regolano la natura" SIANO, però....malamaremmapuzzolosaescalza ma neanche contro il Chievo?!!

Ok! ok!
Allora DICESI  "legge del caos" quella legge che...
perché fin dall’antichità l’uomo.... Aristotele disse.... Boh!

Ma chi era quel tale che riteneva che il mondo si fosse formato dal caos? Mumble Mumble.. Quello no? Esiodo!! mmmmh!
Poi c'era quell'altro... quell'antropologo italiano che diceva: "È attraverso le leggi del caos che procede la natura." come si chiamava?? 

No.. Dai! Non ce la posso fare... non me le ricordo ste leggi!

Ah si... Ecco, una invece me la ricordo: "La legge BAVAGLIO"

Come? Mi dite che la legge bavaglio NON è una legge che regola la natura?
Ok! Va bene.. NON regolerà la natura.. ma comunque è proprio una "legge del CA...os" !! J

Forzaaa Inteeeer!!! E Se NEANCHE mercoledì vinciamo, GIURO che nel prossimo post parlerò di... di...
Arrrgh! mi sa che è meglio che sto ZITTA!!

Renato Zero - "Il caos"



martedì 16 novembre 2010

Buoni o Cattivi?

Un'altra bella domanda, VERO?
Un po’ scomoda direi.. ci si potrebbe discutere per mesi e mesi. Da Kant a Rousseu a Hobbes, per secoli filosofi, pensatori e anche scienziati si sono interrogati su questo dilemma e NON hanno trovato risposte!

Buoni o Cattivi… ma… secondo CHI?
Egoisti o Altruisti... ma… rispetto a CHE COSA?

Bontà.. Cattiveria..  È un po’ come dire “Normalità”. La parola che più mi fa inc***are! NORMALE!
Sei invitata ad una serata. Non conosci bene tutto l’ambaradan e domandi a chi invece lo conosce e lo frequenta: “Senti.. ma…come bisogna vestirsi?” e la risposta è: “ma, NORMAAAALEEE!”

Normaaaaleeee! Ma che cappero significa “NORMALE????” Per ME normale significa jeans felpa e Timberland! Per TE normale significa Tailleur, filo di perle e decolletè! Ne vogliamo parlare?????

OK. Sto divagando e sono anche un po’ polemica, lo so! ma domenica l’Inter ha perso il derby e mi girano le scatole! Ecco!

Ritornando a noi, ma chi ci ha “donato” questa bella capacità di dare un giudizio ai comportamenti degli altri individui?
In base a che COSA possiamo dire che un'azione umana è BUONA o CATTIVA?

Nel corso della storia, l'umanità ha sviluppato culture che permettono di formulare giudizi morali su cosa sia bene e cosa sia male. Il problema, PERO', è che talvolta ciò che è bene per qualcuno non lo è per qualcun altro e un gesto può essere buono o cattivo a seconda dei punti di vista e delle circostanze.

Mi spiego con un esempio stupido. Un uomo che uccide un'altra persona è indubbiamente “cattivo”, giusto?
Ma se vi dicessi che la persona uccisa aveva a sua volta ucciso il figlioletto di quell'uomo, la vostra valutazione cambierebbe?
Certo che cambierebbe! Non raccontate ca**ate!
Quell’uomo non è poi più così cattivo, vero?
Addirittura la persona uccisa di cui prima avevamo così compassione adesso ci appare essa stessa cattiva…vero?

Cercando di sorvolare sui tratti metafisici della questione, e tralasciando tutta la serie di ulteriori questioni che tale dilemma naturalmente farebbe scaturire… possiamo dire che tutto è relativo, tutto dipende dalla cultura, dalle tradizioni, dalla vita, dalla fortuna, dalla sfiga, dalla struttura sociale in cui un individuo cresce, dalle circostanze, dal fine, dalle intenzioni, ed è sempre in relazione ai canoni di qualcuno, alla MEDIA dei pareri delle persone, delle convinzioni della MAGGIORANZA? Certo che si può dire. Ed Io, OGGI, (grazie anche a Benitez e Matrix) sono cinicamente d’accordo!

E addirittura se per polemizzare ancora dicessi che spesso, MOLTO spesso ciò che ci spinge a compiere un’azione è la paura, la sopravvivenza, se non ADDIRITTURA l'egoismo? Che ogni singola cosa che facciamo, la facciamo per un nostro tornaconto personale? 

L’ho letto qualche mese fa nel libro di quel pazzo furioso di A.De Mello “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”. De Mello parla di messinscena della carità. Dice che in realtà la carità non è nient'altro che interesse personale mascherato da altruismo. Fare del bene per sentirsi bene. Il tipo di egoismo più raffinato, il più pericoloso, perché finisce per farci sentire davvero eccezionali. 

Dai 5 euro a quello zingarello che fa l’elemosina: ti sentirai in pace con la tua coscienza, ti sentirai una persona migliore, sarai convinto di aver fatto qualcosa di buono e di giusto. CERTO!! L’hai fatta la buona azione. SI!! Nessuno dice il contrario.

Che tenerezza quello zingarello, vero? sei convinto che sia un gesto così buono dargli quei 5 euro, sei convinto che se passi avanti e non gli dai almeno un euro ti sentirai fottutamente cattiva, la tua coscienza non ti darebbe pace (dai! Esageriamo un pochino!), tu gli dai 5 euro, 2 euro, un euro e ti senti migliore.
Hai forse agito per bontà? Forse! Oppure hai agito per sentirti meglio con te stesso????

Quindi
E con questo?
NIENTE! Non c’è conclusione! Tutto lascia il tempo che trova, ma tutto vuole ribadir ancora una volta che  indagare sulle ragioni, sulla natura umana potrebbe far bene. Potrebbe servire a capirsi, potrebbe servire a capire.

Non mi ricordo neanche più dove volevo arrivare!
Ero partita con l'intento di chiedervi se è vero che le brave ragazze vanno in paradiso e le cattive... DAPPERTUTTO! E invece sono arrivata a parlare di dualismo! Che scoria! :(
Ve l’ho già detto che mi girano le scatole per il derby di domenica sera??  
A questo punto spero per voi che domenica prossima l'Inter vinca, altrimenti il mio prossimo post potrebbe parlare delle leggi del CAOS che regolano la natura!!!  

MMMM... Perchè NO? NON è forse un argomento NORMAAAALE??????

Buoni o cattivi - Vasco Rossi

domenica 7 novembre 2010

Destino o Karma?

"A volte bisogna uscire dalla scena, per capire quale ruolo abbiamo svolto".

L'ultimo libro che ho letto "Ti vengo a cercare" riporta questa bella frase. È di Guillaume Musso.
Un romanzo che rispecchia la VITA. Imprevista, a volte ingiusta a volte sorprendente.
Un romanzo fortemente consigliato da un Amico e letto veramente al momento giusto.

Per la prima volta dovrò raccontarvi un po’ di TRAMA… non mi piace farlo e di solito non lo faccio, perché come dico sempre “I libri non si riassumono, ma si LEGGONO!” 
Ma stavolta mi serve!

Il protagonista è Ethan Whitaker un ricco e affermato psicologo, che ha abbandonato il suo passato di giovane operaio per inseguire con grinta e determinazione ciò che aveva sempre desiderato: soldi, successo, fama.
Per realizzare i suoi sogni ambiziosi, Ethan ha messo da parte affetti ed amicizie e tagliato di netto tutti i ponti con il passato. Ma il passato un bel giorno lo viene a cercare e gli presenta il conto attraverso una serie di incontri ed avvenimenti sconvolgenti che lo costringono ad affrontare un viaggio doloroso e profondo dentro se stesso.

Ethan comincia a riflettere su ciò che è stata la sua vita, a ripensare alle cose veramente importanti che ha trascurato e che si è lasciato sfuggire in nome di quell’effimero successo. Si accorge di essere oppresso da uno sconcertante senso di vuoto. E si sente pervaso dal desiderio di cambiare il corso degli eventi e modificare le conseguenze dei propri errori.

L’occasione gli viene concessa.

Rimane bloccato in uno spazio temporale che lo costringe a rivivere continuamente la giornata del 31 ottobre. Una terribile giornata.

Che cosa fareste VOI  se vi fosse data la possibilità di rivivere il giorno più brutto della vostra vita?

Sicuramente fareste di tutto pur di rimediare ai vostri sbagli nel minor tempo possibile.
Io lo farei, ed anche Ethan ci prova: cambiare il corso degli eventi…

Ma un uomo può davvero cambiare il suo destino? la fatalità esiste? E se esiste, quale peso ha nel succedersi degli eventi? il destino è già scritto o siamo noi, con le nostre azioni, che possiamo determinarlo? ( oddio.. ho avuto un dejavù? ancora QUELLE domande O_o)

Musso cerca di rappresentare questo dilemma attraverso due figure simboliche, che affiancano Ethan nella sua precipitosa corsa contro gli eventi, che competono per contendersi l'esito di una storia iniziata molto tempo prima…

Uno rappresenta appunto il Destino, la necessità di accettare il corso degli eventi; l’altro rappresenta invece la legge del karma, secondo la quale quello che ci accade è semplicemente il risultato delle nostre azioni, premio o punizione per i nostri comportamenti.

Chi vincerà? Il destino o il karma?
Mi piace tantissimo la risposta che ha dato il mio amico Luca: “vince sempre…. la VITA”

Franco Battiato - E ti vengo a cercare


 

La principessa che credeva nelle favole

Vi ricordate di quando eravamo piccoli e credevamo alle favole?

I nostri sogni erano così reali che potevamo toccarli: il principe azzurro, (o la principessa!!), il cavallo bianco, il castello fatato, il lieto fine e l'immancabile "E vissero per sempre felici e contenti"... si! sarebbe stata PROPRIO così la nostra favola.

Col tempo si cresce, un bel giorno apri gli occhi e ti accorgi che le favole NON ESIST...

Nooo! Non posso dirlo! Non IO! Io SONO una principessa! e DEVO credere nelle favole... perchè le favole ESISTONO!
perché il lupo cattivo esiste...
perchè i draghi esistono ...
perché i cavalieri dall'armatura luccicante esistono ...
perchè esistono le fatine che accorrono appena tu le chiami...
perchè capita a tutti di perdersi nel bosco come Pollicino o come Hansel e Gretel
perchè esiste il Paese delle Meraviglie...e l'Isola che non c'è....
perché esistono le MELE avvelenate e tu non puoi fare NULLA per evitare di mangiarne almeno una nella vita... nulla.

Le favole esistono! Magari sono LEGGERMENTE diverse da come le sognavamo da bambini, ma esistono.
E il Principe Azzurro e La Principessa delle favole?

FORSE esistono anche quelli!
Ho detto forse!
L'importante è ricordarsi che non è tutto azzurro ciò che somiglia al cielo e che non basta incrociare lo sguardo di uno sconosciuto ed illudersi che sia proprio lui il nostro Principe... o lei la vostra Principessa!
"Ma allora?" come si fa a riconoscerli?
Nel libro che ho appena finito di leggere, l’autrice Marcia Grad Powers, dice che ci riusciremo attraverso la purezza del loro spirito e grazie al grande cuore che dimostreranno di avere. O_o .... Mmmmm.


"E non dimenticate la simpatia" dice ancora l'autrice.
"La simpatia?"
"Si perchè non puoi amare chi non ti piace. Questo significa saper apprezzare una persona così com'è, e non desiderarla come TU VUOI o hai bisogno CHE SIA […]  E se soffri più spesso di quando sei felice, vuol dire che NON è amore, ma qualcosa di differente che ti tiene intrappolata in una sorta di prigione […]"

Il titolo del libro è "La principessa che credeva nelle favole". Il sottotitolo che è stato dato alla versione italiana è molto più eloquente: "Come liberarsi del proprio principe azzuro". J
No tranquilli... non è il manuale del delitto perfetto!! ahahah! Ma è una favola che va dritta al cuore. La storia di un viaggio dentro le emozioni, i sogni, i desideri, per ritrovare il SEGRETO della felicità e del vero amore.

Qual è questo segreto? ritrovare la propria VIA, il proprio equilibrio, la propria verità, e quell'amore senza TROPPI compromessi che non conosce nè vittime carnefici.

L'ho letto d'un fiato, oggi, e l'ho sentito mio. Stavolta però non vi racconto la trama!

Vi svelerò soltanto che la protagonista, la Principessina Victoria, ferita dalla persona amata, lascia tutto e intraprende un viaggio alla scoperta di sè, tra il reale e l'immaginario attraverso "Il Sentiero della Verità", "Il Mare delle Emozioni", "La Terra delle Illusioni", "La Terra di ciò che è" si ritrova in compagnia di strani amici che la guidano sul sentiero verso se stessa.

Questi amici la aiuteranno a trovare le risposte, imparerà piano piano a distinguere la realtà dalle illusioni, a capire che ci vogliono sia il sole che la pioggia per fare un arcobaleno e a vedere il suo principe per quello che realmente è, spoglio di quell'alone MAGICO che le sue aspettative, i suoi desideri e le sue illusioni gli avevano conferito.

Saper sognare è un DONO, ma il sogno può diventare una gabbia dorata se per realizzarlo si accettano così tanti compromessi da perdere di vista la propria felicità.
Spesso le nostre stesse aspettative ci portano a trovare forzatamente in un’altra persona l'altra metà della mela, l'anima affine, l'anima che ci completa e senza la quale è impensabile se non impossibile vivere.
Può succedere a volte che, guardando quella persona alla luce della parte più profonda del nostro cuore, la verità ci si riveli diversa da come l'avevamo sempre percepita...

Ci potremmo trovare di fronte una persona che in realtà NON conosciamo, un estraneo che gioca un gioco che non ci piace, del quale non condividiamo le regole, uno straniero che parla una lingua sconosciuta che non riusciamo a capire...

Che fare allora? Mah! Io mi fermo qui. Leggetevi il libro!!!

La principessa non aveva mai preso in considerazione l'idea di poter vivere felice e contenta anche SENZA essere salvata da un coraggioso ed affascinante Principe Azzurro.
Non aveva mai neanche preso in considerazione l'idea di fermarsi ed osservare meglio quel ranocchio così poco principesco, che però riusciva a raggiungere le profondità del suo cuore con il suo dolce gracchiare. Un ranocchio senza scettro, né corona.

La fiaba termina con la parola "INIZIO"

Vi lascio un paio di frasi del libro:
"…Il mare e la vita hanno molto in comune ….rilassati, lasciati andare. Abbi fiducia nel fatto che resterai a galla, e ci starai. Se invece opponi resistenza, pensando che finirai sul fondo, ci andrai davvero. La scelta spetta solo a te.

"devi scegliere di essere felice e non di avere ragione..."

dal film "Pretty Woman"


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