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venerdì 24 agosto 2012

Parole. Ancora loro.

Tutto ebbe inizio il giorno in cui un filosofo mi parlò del concetto di identità. "Uno è uguale a uno" mi disse.

Il filosofo era molto compiaciuto.
Mi resi conto che lo stesso valeva per la scrittura.

Perché ogni pensiero è contenuto nella frase che lo esprime: ogni pensiero è uguale alla frase che lo esprime, né più né meno. Non si tratta di questioni filosofiche, ma esistenziali.

Mi misi a cercare di trovare una logica che mi liberasse da quel principio di PIATTA identità. Lentamente, inesorabilmente affondai nel pantano delle identità. Come in una ragnatela, trasparente, inesistente, immaginaria.

Parole ...una mera sequenza di simboli condannati a rimanere soltanto se stessi. Le mie frasi vivevano in una città dai mille specchi.
Passavo tutto il mio tempo a riflettere, fino a quando arrivai alla conclusione che dietro le parole NON c'era NIENTE, neanche l'ombra di un concetto.

Il mondo è formato da identità vacue: Dio dice "Io sono colui che è", l'uomo "Penso, dunque esisto"... Basta considerare un campo qualsiasi delle discipline umanistiche per arrivare alla STESSA deludente conclusione. 

Prendete la musica, per esempio. Il do non è altro che una nota della scala. Infatti, qualsiasi melodia può essere interpretata a partire dal do come dal re diesis come dal la bemolle
Da qualsiasi nota. 
Ma se si eseguisse un brano partendo da TUTTE e dodici le note nello STESSO momento, a ogni battuta si sentirebbe lo STESSO accordo dodecafonico e tutti i fraseggi sarebbero UGUALI. 
Non capite? 
Qualsiasi brano, in tutte le tonalità, è identico a TUTTI i brani della storia, che sono a loro volta identici tra loro. 

Ancora, prendete l'economia. Cos'è l'economia, se non un insieme di uguaglianze
Reddito uguale ricavo. 
Risparmio uguale investimento. 
E così via, una sequenza di identità che non aggiungono nulla di nuovo alla PIATTA realtà, VUOTA realtà. 

E lo stesso succede per tutte le altre discipline: UNO È UGUALE A UNO. 
E non esiste nient'altro sulla faccia della terra, anche se l'uomo insiste nell'affermare il contrario. 
Per questo le lettere sono PIENE solo di inchiostro, VUOTE di qualunque senso.
Inchiostro [Fernando Trìas De Bes]

Ma davvero la penso così? 
Non lo so. Oggi cambio opinione ogni 4 battiti cardiaci. 
E intanto mi sono iscritta alla Facoltà di Filosofia.

Á bientôt amici.




Noemi - Sono solo Parole

giovedì 19 gennaio 2012

Volli sempre volli fortissimamente volli

Per Konrad Lorenz è come una grande forza all'interno dell'organismo che deve incanalarsi da qualche parte.
Per Agatha Christie è una cosa meravigliosa. NON può essere spiegato, né dev'essere ignorato.
Nello Zingarelli viene freddamente definito come una REAZIONE che non necessita di ragionamento, quindi non influenzabile dall'ambiente o bagaglio comportamentale, trasmissibile geneticamente o ereditaria...

È l'ISTINTO, parola abusatissima e dai significati contrastanti. Possibile che la lingua Italiana sia così intenzionalmente AMBIGUA???
Istinto inteso come Intuito... Istinto inteso come comportamento spontaneo e naturale tout court, Istinto inteso come pulsione. Niente di nuovo, è la quotidiana babele...

Ad evitare stravolgenti equivoci mi riferirò, in questo contesto all'istinto nella sua accezione più ristretta, più brutale del termine e soprattutto eviterò ed eviterei di ritirare fuori il SOLITO dualismo con la sua altrettanto SOLITA ed eterna nemesi: LA RAGIONE.
Sono 3000 anni che l'uomo si chiede come risolvere il conflitto tra ragione e istinto come se si trattasse del confine tra il bene e il male, e poi, sinceramente mi sto sempre di più convincendo che in realtà l'acerrimo nemico dell'istinto non sia tanto la ragione... quanto il PREGIUDIZIO. Ma questa è un'altra storia.

L'istinto. Quella forza irresistibile che arriva senza bussare ti stravolge e ti intrappola. Come un fiume in piena racchiuso nell’inconscio, che ci chiede attenzione e rispetto, che cerca spazio e sfogo nel cosciente. Una bella gatta da pelare!
Se, consapevolmente o meno, gli sbarriamo la via d’uscita, questo fiume emergerà comunque? troverà uno sfogo? oppure NO?

Se l'istinto è davvero un AUTOMATISMO (?!), come tale dovrebbe essere involontario (?!), non consapevole (?!), in questo caso l'uomo si dovrebbe sottrarre a questo automatismo per entrare nel regno della libertà oppure è vero il contrario? Ma davvero ci si può sottrarre ad esso? Per quanto tempo?
L'istinto è una FORZA, innata e presente in noi da sempre? Dove risiede? Si acquisisce col patrimonio genetico.. come una sorte di dote cromosomica? Dove cappero STA??? Si può ESTIRPARE???

Perché in una persona che ha TUTTO, scatta l’istinto primordiale, la bramosia CIECA del possesso, che cancella e DISTRUGGE in un solo istante la propria dignità???
Cosa cappero accade nella testa di certe persone in certi momenti?
Io... non capisco.

Come ho scritto ieri su fb: "vogliono vogliono... NON sanno quello che vogliono, MA lo vogliono FURIOSAMENTE... NON sanno cosa vogliono, MA sanno SEMPRE come ottenerlo... NON sanno cosa vogliono e allora arraffano tutto, ingoiano tutto, ammucchiano, sottraggono, e .... perdono."
È  l'istinto che chiama.....

mhmhmhmh!!! Forse NON ho digerito la cena.
Á bientôt amici.




Bruce Springsteen - Point Blank


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